Cascina Canta

Questa volta parliamo della mitica cascina del novarese dove acquistiamo il riso: la  Cascina Canta.

E’ una piccola azienda a conduzione famigliare che coltiva usando sistemi naturali, senza prodotti chimici e diserbanti, dagli anni 80  affiancando e alternando la coltivazione del riso secondo un programma di rotazione ad altri cereali e legumi di antica tradizione, come i mais marano, il grano saraceno e il fagiolo di saluggia.

Le erbe infestanti vengono combattute con metodi meccanici e la concimazione chimica è stata abbandonata e sostituita da sovesci di erbai intercalari  e da concime organico.

Dal laboratorio dove viene confezionato il riso ci si infila in un corridoio che porta in un grosso magazzino: la riseria.

E’ una vista impressionante: c’è un complesso di macchinari collegati tra loro che sembrano usciti dal “La città incantata” di Miyazaki. La penombra in cui si trovano li rende quasi magici. Questo è il luogo in cui il riso viene prima pulito, poi sbramato e separato dalla lolla, l’involucro esterno del chicco, e sbiancato (senza il processo di brillatura!) o meno a seconda che si voglia ottenere riso integrale o semigrezzo.

Prima di chiudere bisogna raccontare la storia del “brigante”.
Il brigante in questione è Francesco Demichelis, detto il “Biondino”, che nei primi anni del secolo scorso utilizzò la Cascina Canta come covo. Questi, carrettiere di professione, era diventato fuorilegge dopo aver ucciso un grassatore che l’aveva assalito durante un viaggio di trasporto. Abile nello sfuggire ai Carabinieri e generoso nello dispensare feste e libagioni, si creò la fama di “Robin Hood” delle risaie e di personaggio simbolo della voglia di ribellione che ribolliva tra le classi subalterne agli inizi del ’900.

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